Come si curavano le epidemie ai tempi del Papa Re

In passato le pestilenze erano le epidemie più diffuse a Roma.

Processione della Peste nell'anno 1500

La leggenda narra che nel 590 d.C. una tremenda pestilenza attanagliava la Città Eterna, l’allora papa Gregorio Magno, per invocare l’intervento celeste, portò l’icona della Madonna Salus Populi Romani, custodita nella Basilica di Santa Maria Maggiore, in processione per le vie di Roma.

Percorrendo il lungotevere la processione giunse all’altezza di Castel Sant’Angelo, all’ora conosciuta come Mole Adriana, Papa Gregorio ed i fedeli ebbero la visione dell’arcangelo Michele che sulla sommità della Mole Adriana rinfoderava la spada, a significare la fine della pestilenza che affliggeva Roma.

Icona Salus Populi Romani - Basilica di Santa Maria Maggiore

Da allora una statua dell’arcangelo sarebbe stata sulla sommità della Mole e prese il nome di Castel Sant’Angelo.

Statua Arcangelo Michele che sovrasta Castel Sant'Angelo

In seguito, nel XVI secolo, la città fu sconvolta da un’altra pestilenza che ebbe fine, ancora una volta, per intercessione della Salus Populi Romani, portata in processione, da San Pio V, fino alla basilica di san Pietro.

Passarono gli anni e la storia si ripete, nel 1522 un’altra grave epidemia a Roma. I romani chiedono di portare in processione un crocifisso che fu protagonista di episodio miracoloso. Tale crocifisso era esposto nella Chiesa di San Marcello al Corso e una notte di maggio di tre anni prima un incendio distrusse la chiesa. La mattina successiva, quando i fedeli andarono a visitare il rogo, trovarono tra la cenere ancora fumante ma il crocifisso rimasto miracolosamente illeso.

Crocifisso - Chiesa San Marcello al Corso

Dalla chiesa si mosse una solenne processione penitenziale alla quale parteciparono il clero, i religiosi, i nobili, i cavalieri, uomini e donne del popolo. L’intera popolazione romana si mosse al seguito del famoso crocifisso: “Scalzi et coverti di cenere a una et alta voce, interrotta solo da singulti e sospiri, di chi li accompagnava, gridavano ‘misericordia SS. Crocifisso’”, narra una testimonianza dell’epoca. Le autorità, temendo un aumento del contagio, tentarono di bloccare il corteo ma non ci riuscirono. La processione iniziò il 4 agosto e terminò il 20. Lo stesso giorno, la peste scomparve da Roma.

Papa Francesco che prega per la fine della pandemia

A partire dal Giubileo del 1600, indetto da papa Innocenzo X, fino a quello del 2000, indetto da Giovanni Paolo II, il Crocifisso fu portato solennemente in San Pietro.

E giungiamo ai nostri giorni  il Papa prima si è recato in visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore, per rivolgere una preghiera alla Vergine, Salus Populi Romani, la cui icona è lì custodita e venerata.

Papa Francesco che prega la Madonna Salus Populi Romani

Successivamente, facendo un tratto di Via del Corso a piedi, come in pellegrinaggio, ha raggiunto la chiesa di San Marcello al Corso, dove si trova il Crocifisso miracoloso che nel 1522 venne portato in processione per i quartieri della città perché finisse la “Grande Peste” a Roma.

Papa Francesco in pellegrinaggio alla chiesa di San Marcello al Corso

Il 27 marzo 2020 Papa Francesco, in una piazza San Pietro vuota e lucida di pioggia, in un silenzio che echeggiava milioni di preghiere, ha invocato la preghiera per la fine della pandemia con accanto il Crocofisso di San Marcello al Corso e l’icona della Madonna Salus Populi Romani.

2 pensieri riguardo “Come si curavano le epidemie ai tempi del Papa Re

    • 26 Maggio 2020 in 16:19
      Permalink

      Grazie Valentina,
      ci fa molto piacere che le sia piaciuto l’articolo.

      Risposta

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