Carnevale

Origini del carnevale

Sebbene presente nella tradizione cattolica, il carnevale ha le sue origini in celebrazioni molto più antiche, come le feste greche dionisiache o le “Saturnalia” romane. Durante questi antichi riti il caos regnava sovrano con un capovolgimento dell’ordine stabilito, dove il servo comandava sul padrone ed il mascheramento serviva essere irriconoscibili e quindi non punibili una volta terminato il carnevale.

Origini della parola carnevale

In una prima ipotesi si riferisce ad un antico rito iniziatico Celtico in cui alcuni eroi salivano su imbarcazioni prive di timone, trovandosi completamente in balia del mare, sfidando la sorte e le forze della natura. Da qui il “currus navalis”, da cui “car naval”, che si riferisce alla cosiddetta Narrenchiff, (la nave dei matti). Il carnevale è quindi come una nave senza capitano, tutta piena di personaggi travestiti, che piangono di nascosto dietro le maschere variopinte, e navigano oltre le Colonne d’Ercole alla ricerca di nuovi mondi. Ancora oggi facciamo i carri di carnevale che ricordano la nave dei matti.

Nell’ipotesi più plausibile il termine carnevale deriva dal latino “carnem levare” (= elimina la carne) e originariamente indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di carnevale, immediatamente prima della Quaresima, il periodo di digiuno e astinenza dalle carni. La prima traccia scritta della parola “carnevale” (o “carnevalo”) sono i testi di Matazone da Caligano della fine del XIII secolo.

Lupercalia

Storia

Le origini del Carnevale vengono fatte risalire alla festa romana dei Saturnalia (in onore del Dio Saturno) e dei Lupercalia (in onore del Dio Pan, metà uomo e metà capro). Pertanto i festeggiamenti affondano le radici negli antichi riti pagani, in un periodo storico anteriore al Cristianesimo.

Durante queste festività era lecito lasciarsi andare, liberarsi da obblighi e impegni, per dedicarsi allo scherzo e al gioco. Inoltre mascherarsi rendeva irriconoscibili il ricco e il povero, e scomparivano così le differenze sociali. Una volta terminate le feste, il rigore e l’ordine tornavano a dettare legge nella società.

Inizio e fine del carnevale

Il Carnevale inizia la Domenica di Settuagesima (la prima delle sette che precedono la Settimana Santa secondo il calendario Gregoriano) e finisce il martedì che precede il Mercoledì delle Ceneri che segna l’inizio della Quaresima. La durata è perciò di due settimane e due giorni. Il momento culminante si ha dal Giovedì grasso fino al martedì grasso.

Carnevale nel Rito Ambrosiano

Nel rito Ambrosiano, che riguarda la Diocesi di Milano, il Carnevale dura 4 giorni di più e termina il sabato che precede al prima domenica di Quaresima. Il Carnevale finisce con la prima domenica di quaresima; l’ultimo giorno di carnevale è il sabato, 4 giorni dopo rispetto al martedì in cui termina dove si osserva il rito romano.

La tradizione vuole che il vescovo sant’Ambrogio fosse impegnato in un pellegrinaggio e avesse annunciato il proprio ritorno per carnevale, per celebrare i primi riti della quaresima in città. La popolazione di Milano lo aspettò prolungando il carnevale sino al suo arrivo, posticipando il rito delle Ceneri che nell’arcidiocesi milanese si svolge la prima domenica di quaresima. In realtà la differenza è dovuta al fatto che anticamente la quaresima iniziava dappertutto di domenica, i giorni dal mercoledì delle Ceneri alla domenica successiva furono introdotti nel rito romano per portare a quaranta i giorni di digiuno effettivo, tenendo conto che le domeniche non erano mai stati giorni di digiuno.

Coriandoli

La tradizione di lanciare i coriandoli durante il Carnevale nacque nel Rinascimento, quando si usava ricoprire di zucchero i semi di coriandolo per trasformarli in piccoli confetti.  Al posto dei confetti di coriandolo sarebbero poi state usate palline di gesso colorato, più economiche e variopinte. Dalla fine del secolo scorso, i pezzetti di carta, più facili da realizzare e più economici, hanno rapidamente sostituito le palline di gesso, che sono completamente scomparse.

Frappe e castagnole

L’origine delle frappe e delle castagnole è da ricercarsi in tempi molto remoti. Già gli antichi romani erano soliti preparare dolci fritti per festeggiare i saturnali.

Durante questo periodo di banchetti e feste popolari, in cui tutti i canoni sociali venivano ribaltati, uno dei simboli d’eccesso erano le “frictilia”, dolci fritti nel grasso di maiale, distribuiti alla folla fra le strade della città. Apicio, uno dei più raffinati buongustai dei tempi antichi, descrive così la preparazione delle frictilia nel suo “De re coquinaria”: “Frittelle a base di uova e farina di farro tagliate a bocconcini, fritte nello strutto e poi cosparse di  miele”.

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